Dieci comuni del Piceno su 33 non hanno più uno sportello bancario: Massignano, Venarotta, Montedinove, Castorano, Cossignano, Folignano, Force, Montegallo, Montemonaco e Palmiano.
Nelle Marche sono 71 su 225. In altri 34 comuni è rimasto soltanto il bancomat, senza personale.
Per intenderci: non parliamo solo della possibilità di prelevare. Parliamo di anziani costretti a spostarsi, famiglie senza un servizio essenziale, artigiani e piccole imprese che perdono un interlocutore capace di conoscerne la storia, i problemi e i progetti.
La digitalizzazione è utile, ma non può diventare l’alibi per abbandonare le aree interne. Il rapporto con una banca non può essere ridotto a un’app: soprattutto nei piccoli comuni, il credito di prossimità è parte dell’infrastruttura sociale ed economica.
La Regione ha appena costituito il Comitato per il sostegno del credito e dei servizi bancari. Bene. Ora, però, servono risultati concreti e non l’ennesimo tavolo: una mappa aggiornata dei territori scoperti, obiettivi e tempi certi; accordi con banche, BCC, Poste e Confidi per sportelli condivisi o mobili; assistenza alle persone meno autonome digitalmente; canali dedicati alle micro e piccole imprese.
C’è poi una domanda: con quali risorse? La legge istitutiva del Comitato prevede infatti l’invarianza finanziaria. Senza strumenti, scadenze e impegni verificabili, si rischia di fotografare il problema senza risolverlo.
I piccoli comuni non chiedono privilegi. Chiedono di non perdere, uno dopo l’altro, tutti i presìdi che rendono possibile vivere e lavorare sul territorio.
Perché quando chiude uno sportello non si spegne soltanto un’insegna: si indebolisce un’intera comunità.