Due bambini su tre restano senza asilo nido ad Ascoli Piceno, la città dei giovani!
176 domande presentate, appena 57 bambini ammessi. Ben 119 famiglie escluse.
I numeri delle graduatorie degli asili nido ad Ascoli certificano un fallimento sociale non più tollerabile: due bambini su tre restano a piedi. E parliamo di una cifra persino sottostimata, che non tiene conto di tutte quelle famiglie che, scoraggiate dalle graduatorie degli anni passati, hanno rinunciato in partenza a presentare la domanda.
Da anni la risposta dell'amministrazione alle sacrosante sollecitazioni delle opposizioni è un copia e incolla di annunci su nuovi nidi in arrivo (grazie al pnrr) e promesse di risoluzione. Ma i cantieri procedono a rilento e la realtà corre più veloce della burocrazia.
Ma c’è di peggio. Anche quando le strutture promesse saranno finalmente completate, i nuovi posti copriranno appena la metà delle richieste attuali!
Siamo di fronte a un clamoroso errore di pianificazione: si progettano opere che saranno già insufficienti e vecchie prima ancora di essere inaugurate.
L'amministrazione sta inseguendo l'emergenza con lo specchietto retrovisore, senza una reale visione del welfare cittadino.
Gestire il problema oggi significa fare due cose:
Trasparenza sui cantieri:
– la giunta indichi pubblicamente un cronoprogramma chiaro, con mese e anno esatto in cui i nuovi posti saranno realmente disponibili (e magari anche come sarà fatto l'appalto di gestione!)
– per le 119 famiglie escluse quest'anno si attivino immediatamente voucher comunali straordinari per abbattere le rette dei nidi privati accreditati che hanno prezzi elevatissimi.
Il nido non è un lusso per pochi, ma un diritto per tutti, ed è sempre più evidente che, a fronte di una domanda crescente, il Comune continua a non garantire un’offerta all’altezza.
Parliamo di un servizio fondamentale per la crescita dei bambini, non solo come supporto alla genitorialità ma come ambiente educativo qualificato, capace di offrire stimoli, relazioni e pari opportunità nei primi anni di vita, cruciali per lo sviluppo della persona.
E mentre molte madri si vedranno costrette a rinunciare all’occupazione per accudire i figli, la città perde una preziosa occasione di uguaglianza sociale e di partecipazione femminile al lavoro.