Nell'apatia politica che stiamo vivendo nel territorio piceno, ho letto con interesse della realizzazione di quasi 300 posti letto per alloggi universitari nel territorio piceno. Bene, verrebbe da dire! Eppure, guardando più a fondo, emergono criticità evidenti che non possono essere ignorate.
Perché parlo di business? È tutto legittimo, sia chiaro. Ma per ogni posto creato si ha accesso a un contributo a fondo perduto di quasi 20mila euro: è facile fare i conti sulla redditività e sulla speculazione che operazioni del genere possono generare. Il profitto privato è comprensibile, ma l'utilità pubblica dove finisce?
Quello che mi lascia davvero perplesso è la logica delle ubicazioni e il trionfalismo con cui vengono sponsorizzate. Se lo studentato nei pressi di Porta Maggiore o quello previsto in via Pasubio a San Benedetto del Tronto hanno una loro chiara validità — essendo inseriti in contesti dotati di collegamenti, servizi e, nel caso di Ascoli inserito in un contesto mediano — le altre scelte sollevano molti dubbi.
Fare studentati isolati dal contesto sociale della città è un errore strategico grave. I luoghi dedicati agli studenti dovrebbero essere integrati nei luoghi di vita e, soprattutto, in quelle zone in corso di spopolamento che hanno un disperato bisogno di essere rivitalizzate, come i nostri centri storici. Portare lì i ragazzi significa portare servizi, indotto, mobilità dolce e nuova linfa.
Relegare gli studenti davanti alla Motorizzazione, a Villa Pigna o a Castel di Lama (senza nulla togliere a questi territori) significa invece creare dei palazzi dormitorio, scollegati dal tessuto urbano e vincolati all'uso dell'auto privata. Mi sembrano azioni che non porteranno alcun vero beneficio alla cittadinanza, ma che rispondono solo a logiche di convenienza immobiliare per chi costruisce.